Nella pancia c’è ancora caos

Tranquillo sembra tranquillo il corpaccione di Regione Lombardia, ma in pancia cova tanti dolori e doloretti. In questi giorni si sta consumando la tragedia greca della spartizione dei posti, ma non parliamo più di assessorati bensì dei posti nei gruppi e gruppuscoli. Ogni gruppo politico infatti ha a disposizione dei fondi per avere uno staff, così come gli assessori e persino i singoli consiglieri. Ci sono partiti come la Lega che decidono ogni singola acquisizione in via Bellerio e altri che lasciano più libertà ai propri eletti. In totale si tratta di decine e decine di incarichi d’oro: lo stipendio anche per l’ultimo dei peones è sopra la media di quelli che troverebbero fuori dalle generose mani pubbliche. E poi i turni di lavoro sono tutto meno che stressanti. Stipendio sicuro, bonus, elargizioni e tutte le comodità di far parte di un’anzienda da oltre 25 miliardi di fatturato e che se va in perdita è coperta dallo Stato.

Non è un caso che chi si infratta lì, poi cerchi (e spesso riesca) a non uscirne più nonostante in teoria si tratti di incarichi temporanei: c’è chi è entrato nel 1994 e non si è più scrostato. La parte più assurda di questo sistema è che chi ci è dentro lo  considera normale. Per questo come piccole formichine operose corrono da un ufficio di potente all’altro per ottenere la benedizione sufficiente a rientrare in paradiso. Non tutto però è possibile, perché sebbene lentamente le cose cambiano anche in Italia. In questo periodo si presentano alcuni problemi causando un’isteria collettiva tra le formichine: il bando per le posizioni di ufficio stampa e affini è stato aperto anche agli esterni (già prima bandivano solo per gli interni, pensate che pagliacciata) e sorpresa sorpresa…gli esterni hanno talmente tante competenze in più da aver sorpassato gli assunti storici. In Regione in molti si sono arrabbiati: gli tocca competere davvero, per di più con persone senza raccomandazioni, ma con le capacità. Per quanto sembri assurdo, in Italia pare inaccettabile. E le formichine impazziscono

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