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Regione, il malcontento continua

C’è ragione e Regione. Da una parte le riforme sono una delle parole più abusate in questi tempi, perciò c’è ragione di riformare le istituzioni come si è tentato di fare nelle ultime legislature. Però c’è anche Regione Lombardia e i suoi uffici ancora mezzi vuoti: in tanti si lamentano perché lo stipendificio sembra aver chiuso. Prima era una macchina perfetta: appena nominati i nuovi consiglieri arrivavano le assunzioni di collaboratori e amici. I budget erano ancora più ricchi di adesso e l’attenzione più bassa. Ora è tutto cambiato: “Se vai nei nostri vecchi uffici è un deserto”, racconta uno degli storici “stipendi”. Anche lui è rimasto senza il posto e se la prende con Gianluca Comazzi, coordinatore in Regione di Forza Italia e assurto per un volo pindarico del Corriere a campione della destra estrema: “Ha sistemato solo i suoi e poi basta, non risponde nemmeno al telefono”. Comazzi l’uomo amico di Casa Pound e adesso anche causa di desertificazione. Se non fosse nota a tutti la sua biografia, verrebbe da crederci. Intanto però c’è il dato: le ultime riforme, per quanto potessero essere positive, hanno bloccato un sistema senza proporre un vero modello alternativo. Per quanto sembri assurdo buona parte dei ‘portaborse’ o ‘stipendi’ sono parte dei piccoli ingranaggi che fanno muovere una macchina: solo un disturbato potrebbe pensare, ad esempio, che un assessore di una regione da dieci milioni di persone sia umanamente in grado di ascoltare da solo tutti, visitare tutti, parlare con tutti e scrivere leggi e provvedimenti. Ma forse qualcuno lo pensa…

Dopo mesi la macchina è immersa in un caos immobile

Sono passati mesi, ma la macchina di Regione Lombardia ancora non è partita. Progetti al palo, bandi per il personale elaborati male o in maniera confusa. Polemiche politiche più che azioni pratiche. Attilio da Varese forse non ha i mezzi per gestire un ente così vasto e complesso, forse ha solo bisogno di più tempo per adattarsi. Alcuni riconducono il caos immobile alla gestione di Roberto Maroni: le sue cosìdette innovazioni sarebbero le responsabili del pateracchio attuale. A sostegno di queste voci bisogna ricordare la triste fine dell’autorità anti corruzione rivelatasi inutile e con degli arresti tra i dirigenti che le avevano scritto le linee guida anticorruzione. I processi all’ex governatore lombardo sono stati solo un piccolo segno di una gestione grossolana dei grandi temi di cui si occupa Regione Lombardia: finì infatti nei guai per un viaggio a spese pubbliche di una sua storica collaboratrice. Un gesto che definire grossolano è il minimo: almeno il sindaco Giuseppe Sala si sta vivendo le pesanti accuse con una certa leggerezza, ma visto che sono accuse di aver truccato gli appalti base dell’Expo 2015 può sempre rispondere di aver forzato le regole per un grande risultato. Si presenta dunque un grande uomo, “troppo grande per la Repubblica” citando un vecchio film con Gassmann. Maroni no, nei guai per la segretaria. Piccola storia per un uomo forse meno grande di quanto lui stesso percepisca. Starà ad Attilio Fontana dimostrare di essere abbastanza bravo da trovare l’uscita giusta dalla palude di questo caos immobile.

Il gruppo Mantovani all’attacco di Gallera

Se Giulio Gallera pensava di aver risolto i suoi problemi, si illudeva. Dopo gli attacchi da ogni parte per una riforma sanitaria invisa a tutti, tranne che al mondo indefinibile delle cooperative, si aggiunge un nuovo nemico. Giò Broggi, pasionaria dell’ex assessore alla Sanità lombarda Mario Mantovani, si è lanciata all’attacco via Facebook proprio di Gallera. Una vera e propria chiamata alle armi di tutto il gruppo:

L’assessore alla sanità lombarda ( al momento) sig Giulio Gallera quando viene messo con le spalle al muro Anziché dialogare e aiutare i cittadini malati li blocca , Giulio ,hai 4 gatti che ti seguono ( mi domando dove hai preso gli 11000…voti ) e sei così piccolo da bloccare i cittadini che hanno bisogno di parlare con te, ma non ti vergogni , sai cos’é la salute? No di certo e non solo.
Non sai cos’è la salute sei un ineducato pazzesco. Tranquillo questa volta non farò finta di nulla! Ma non per me ma per tutti i lombardi ! Sei proprio un piccolo “uomo “ raccontate qui sotto le vostre vicissitudini non in privato vi prego , risponderò a tutti ma metteteci la faccia come faccio io ! Altrimenti non me usciamo

La strategia di Gallera in casi come questi è di infilare la testa sotto un elemetto e aspettare che passi la buriana, ma potrebbe non essere così facile. Il clan Mantovani conta migliaia di simpatizzanti, quando uscì di galera Mario ci fu una festa con settemila persone. Se quello di Broggi non è un semplice sfogo, per Gallera potrebbe essere difficile venirne fuori senza ferite. Inoltre adesso tutto il gruppo Mantovani si è spostato in Fratelli d’Italia, quindi non ha obblighi di usare i guanti bianchi. Anzi, far saltare l’assessore alla Sanità potrebbe dimostrare di avere ancora un peso anche in ottica nazionale. Settimane di passione attendono GiulioG.

Nella pancia c’è ancora caos

Tranquillo sembra tranquillo il corpaccione di Regione Lombardia, ma in pancia cova tanti dolori e doloretti. In questi giorni si sta consumando la tragedia greca della spartizione dei posti, ma non parliamo più di assessorati bensì dei posti nei gruppi e gruppuscoli. Ogni gruppo politico infatti ha a disposizione dei fondi per avere uno staff, così come gli assessori e persino i singoli consiglieri. Ci sono partiti come la Lega che decidono ogni singola acquisizione in via Bellerio e altri che lasciano più libertà ai propri eletti. In totale si tratta di decine e decine di incarichi d’oro: lo stipendio anche per l’ultimo dei peones è sopra la media di quelli che troverebbero fuori dalle generose mani pubbliche. E poi i turni di lavoro sono tutto meno che stressanti. Stipendio sicuro, bonus, elargizioni e tutte le comodità di far parte di un’anzienda da oltre 25 miliardi di fatturato e che se va in perdita è coperta dallo Stato.

Non è un caso che chi si infratta lì, poi cerchi (e spesso riesca) a non uscirne più nonostante in teoria si tratti di incarichi temporanei: c’è chi è entrato nel 1994 e non si è più scrostato. La parte più assurda di questo sistema è che chi ci è dentro lo  considera normale. Per questo come piccole formichine operose corrono da un ufficio di potente all’altro per ottenere la benedizione sufficiente a rientrare in paradiso. Non tutto però è possibile, perché sebbene lentamente le cose cambiano anche in Italia. In questo periodo si presentano alcuni problemi causando un’isteria collettiva tra le formichine: il bando per le posizioni di ufficio stampa e affini è stato aperto anche agli esterni (già prima bandivano solo per gli interni, pensate che pagliacciata) e sorpresa sorpresa…gli esterni hanno talmente tante competenze in più da aver sorpassato gli assunti storici. In Regione in molti si sono arrabbiati: gli tocca competere davvero, per di più con persone senza raccomandazioni, ma con le capacità. Per quanto sembri assurdo, in Italia pare inaccettabile. E le formichine impazziscono

Sanità, ancora guai per Attilio e Giulio

Nuovi guai nel settore Sanità per la Regione. Attilio da Varese e Giulio Gallera hanno un’altra gatta da pelare. E’ appena stato sgominato l’apice di un traffico di farmaci tra Lombardia, Iran e Iraq. Le agenzie ieri battevano la storia, più simile a un romanzo che alla realtà.

I militari hanno individuato due egiziani e
un cinese che si occupavano della commercializzazione sul
mercato parallelo. Non si conosce la destinazione finale né se
venissero rispettati i protocolli di conservazione sanitaria. Di
sicuro, a detta degli investigatori, in Iran e Iraq arrivava il
Contramal, un oppiode anche chiamato “la droga del combattente”
per la capacità di annullare il dolore.

Invece era un’altra tegola, molto reale. La guerra apre nuove opportunità di business e quella dei farmaci sono tra le più succose: è infatti difficile convincere persone non alterate a spararsi l’un l’altra per più di qualche minuto. Nel frattempo arrivano altri colpi alla struttura che ha guidato Regione Lombardia negli ultimi vent’anni:

La Cassazione ha confermato la condanna a 5 anni di carcere per l’ex consigliere lombardo di FI
Massimo Gianluca Guarischi, imputato per corruzione nel processo su un presunto giro di tangenti nella sanità e accusato di essere l’anello di congiunzione tra imprenditori del settore sanitario, disposti a versare mazzette per ottenere contratti di fornitura, e pubblici ufficiali della Regione Lombardia corrotti
per far approvare delibere di Giunta. In un altro filone dell’inchiesta, coordinata all’epoca a Milano dal pm Claudio Gittardi (ora procuratore a Sondrio), è finito poi imputato Roberto Formigoni, ex governatore lombardo, che avrebbe ottenuto da Guarischi utilità per un totale di 447mila euro per assicurare un “trattamento preferenziale” alla Hermex Italia dell’imprenditore Giuseppe Lo Presti nelle gare per la fornitura “dell’apparecchiatura diagnostica acceleratore lineare ‘Vero'” in alcuni ospedali, dandosi da fare nel 2012 per sbloccare stanziamenti regionali. Questo processo è stato di recente trasmesso a Cremona.

Attilio da Varese inizia in retro sulla Sanità

L’inchiesta sta ribaltando una volta ancora la Sanità lombarda. E’ stata arrestata pure la dottoressa che si era occupata di stendere le linee guida anticorruzione, tipico paradosso paradisiaco per i titolisti dei giornali. Un gruppo di medici è accusato di aver trattato la sanità pubblica come una vacca da mungere (vendevano servizi agli ospedali per cui lavoravano tramite una società estera). Non è purtroppo una novità nemmeno questa, ma per il neo presidente lombardo Attilio Fontana non ci voleva. Ancor meno per per Giulio Gallera, appena riconfermato all’assessorato al Welfare e autore di una riforma che ha avuto la capacità di scontentare tutti gli operatori del settore. Niente che squali come Gallera non sappiano gestire, visti i mari pericolosi in cui è abituato a nuotare da quando frequentava l’università. Però è una bella grana, soprattutto perché offusca il mito della sanità lombarda, spesso sbandierato come sinonimo dell’eccellenza della locomitiva economica italiana. La maggioranza ha superato le lotte romane per il controllo del Parlamento, per questo ha la solidità per sopravvivere senza troppi guai anche a questo scandalo. Sicuramente però Attilio da Varese ne avrebbe fatto a meno volentieri.

Forza Italia in coro: Sardone rassegnati, siamo tutti peones

Sta quasi diventando un modo per riprendersi i riflettori: intervenire sul caso Sardone suscita grandi reazioni, più alte di quasi tutti i post pubblicati fin’ora, segno che la ferita nel partito è profonda. La bionda terribile non ha rinunciato senza combattere al posto in giunta che le sembrava di meritare viste le 11mila e passa preferenze rimediate, ma in Forza Italia diversi stanno cercando un po’ di luce riportando le proprie esperienze negative. Ha iniziato Bruno Dapei con un post in cui ha cercato di far valere il principio che le preferenze non sono tutto, contano anche le qualità e l’esperienze personali: il post ha causato centinaia di commenti per una discussione che si è protratta per giorni. Poi è stato il turno di Pietro Tatarella, lui ha ricordato quando è stato messo da parte nonostante le migliaia di preferenze rimediate: in sostanza il messaggio è rassegnati Silvia non contiamo un tubo è giusto prenderla in quel posto. Anche in questo caso diluvio di commenti tra pro e contro la linea del rassegnamoci. Da ultima anche Lara Comi, europarlamentare forzista che ha ottenuto 84mila preferenze all’ultimo giro: pure lei rimarca le volte in cui è stata presa a schiaffi dal partito a cui ha portato in dote quasi 100mila voti. Il messaggio è sempre quello: non siamo niente rispetto al partito, mettiamoci in fila e aspettiamo di venire graziati dall’alto. Difficile però che Sardone accetti questa linea: la bionda è una da prima linea, abituata a mangiare pane e cipolle sotto i bombardamenti nemici. Nell’ultima campagna ha speso l’equivalente di un paio di cene organizzate dai concorrenti. Eppure è stata votata quanto Giulio Gallera, il protafoglio pesante di Forza Italia. E’ come l’Italia operaia e le potenze industriali: ha meno mezzi, ma resta sempre in corsa nonostante le difficoltà.

Tatarella: dai Sardone molla il colpo

La corrente Bestetti, Tatarella, Altitonante torna a farsi sentire. Dopo l’intervento di Marco Bestetti sul profilo Facebook di Bruno Dapei ecco prendere di punta la questione Sardone anche Tatarella. E’ uno dei giovani trombati all’ultimo giro, non a caso il vecchio squalo Altitonante avendo sentito puzza di bruciato ha preferito ricandidarsi in regione e non per il parlamento dove ha lasciato correre Tatarella. Pietro il bravo ragazzo si è sacrificato e ero interviene per sedare la questione Sardone, anche perché un rimescolamento delle carte in giunta potrebbe causare dei danni proprio ad Altitonante che è riuscito ad avere un sottosegretariato pesante come quello alle aree Expo. Zero soldi, ma un tema importante che permette di restare sotto i riflettori all’occorenza. Ecco dunque che Pietro il bravo ragazzo prende di punta la questione raccontando di come lui stesso sia stato maltrattato dal partito. Invece di essere solidale il messaggio è: visto che funziona così, rassegnati pure tu.

Nel 2016 presi 5512 preferenze in Consiglio Comunale. Un risultato stratosferico che mi rende ancora oggi orgoglioso per la dimostrazione di affetto e di stima ricevuta. Terzo dietro solo a big nazionali come Gelmini e Salvini. Poi il Parlamento vota una legge elettorale con i collegi uninominali e uno di questi sembrava cucito su misura per me: il collegio di Baggio, il mio quartiere! Il Partito mi aveva prospettato una candidatura per la Camera dei Deputati proprio in quel collegio. La candidatura non arrivò o meglio arrivò una candidatura di servizio in una posizione ineleggibile sulla lista proporzionale. Il giorno della chiusura delle liste fu un giorno molto brutto per me perché ero e sono tutt’ora convinto che avrei meritato quel posto. Delusione e rabbia presero il sopravvento, ma poi ho pensato in questi 13 anni di militanza politica a quante volte ho visto scelte non sempre logiche che hanno penalizzato tanti colleghi e mi sono detto che vale comunque la pena andare avanti e imparare anche dalle delusioni. In fondo credo sia corretto e umano avere ambizioni personali anche in politica, ma non possiamo pensare che tutto si riduca a questo perché si corre il rischio di dimenticare il vero valore della Politica e il concetto di bene comune! Silvia Sardone capisco bene la tua delusione e so perfettamente come ti senti, ma ora è il momento di mettere un punto e andare a capo.

Difficile però che la bionda terribile accetti il consiglio, in questi anni si è formata battendo i marciapiedi. Il carattere si è indurito e ora con i voti pure la fiducia in sè stessa.

Caso Sardone, la bionda non molla ma Forza Italia risponde

Silvia Sardone non molla. Ogni giorno diffonde un comunicato per ribadire di essere stata maltrattata dal suo partito, oggi è uscita con questa dichiarazione:

“Non ho ancora ricevuto alcuna motivazione per la mia esclusione dalla giunta regionale all’ultimo minuto – commenta Silvia Sardone, consigliere regionale di Forza Italia. Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto. Da giorni chiedo, invano, delle motivazioni dietro allo schiaffo alla meritocrazia e a migliaia di elettori. Credo sia importante che un partito che fu grande provi a spiegare il perchè continui, in maniera assurda, a proseguire la strada del declino, voluta da alcuni personaggi che da anni fanno scelte senza consenso personale, senza aver mai fatto un gazebo o conoscere minimamente il territorio e le esigenze dei cittadini.”

Qualcuno però inizia a risponderle come Bruno Dapei, ex presidente del consiglio provinciale, che è intervenuto con un post su facebook.

Nei commenti sono intervenuti sia sostenitori della Sardone, che di Pietro Tatarella come Marco Bestetti. Intanto il partito va avanti:

Gianluca Comazzi è stato eletto all’unanimità per acclamazione capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale della Lombardia durante una riunione a cui non ha partecipato Silvia Sardone, in polemica con la decisione del partito di escluderla dalla giunta all’ultimo momento. Sempre nella stessa riunione, “il gruppo ha candidato Alessandro Fermi alla presidenza del Consiglio Regionale che secondo gli accordi di maggioranza spetta a Forza Italia” sottolinea una nota del partito, aggiungendo che l’assessore Giulio Gallera è stato designato come capodelegazione in giunta. “Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio – ha osservato Sardone -, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto”. Secondo la parlamentare Stefania Craxi, invece, quella di Comazzi “è un’ottima scelta”. Si tratta infatti “di un giovane che in questi anni ha guidato con determinazione ed intelligenza l’opposizione a Palazzo Marino e che ben rappresenta il mix tra esperienza, merito e novità che Forza Italia deve proporre”. “Da oggi – ha concluso Comazzi – si comincia a lavorare per raggiungere tutti gli obiettivi che il centrodestra unito si è prefissato: a partire dall’esenzione del pagamento della retta degli asili nido, che coinvolgerà sempre più famiglie”

Il caso Sardone scuote ancora Forza Italia

Nelle interviste Silvia Sardone si è dichiarata disponibile a restare in Forza Italia, ma ha chiesto spiegazioni. Ora scende in campo anche Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni e marito della neo consigliera regionale. La decisione di non nominarla assessore sembra partita proprio dal partito di Silvio Berlusconi. Parrebbe un paradosso, ma un vecchio adagio di Forza Italia è “qui si muore di fuoco amico”, perché le carriere di solito sono terminate per gli attacchi di qualche compagno di partito. Raramente per quelli esterni. Adesso si ripete la storia su Sardone, ma lei oltre ad avere 11mila voti è anche la moglie di Di Stefano che è riuscito nel piccolo grande miracolo di strappare Sesto alla sinistra. E la roccaforte rossa è caduta anche per merito dell’impegno di entrambi i coniugi.
“Una decisione incomprensibile. Peggio del miglior Tafazzi. Una sberla in faccia a chi, come me e molti altri volti nuovi di Forza Italia, si impegnano e lavorano per cercare di evitare che il nostro movimento continui a perdere consenso. Quando abbiamo conquistato la Stalingrado d’Italia, dopo oltre 70 anni ininterrotti di governo di sinistra, in tanti si erano affrettati a salire sul carro del vincitore. Invece oggi Silvia Sardone, che tanto ha lavorato con me per quella vittoria e in questi anni nelle periferie di Milano, viene punita a discapito del merito, nonostante gli 11 mila voti presi alle elezioni regionali ”.
Così, a mente fredda, Roberto di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, interviene sull’esclusione di Silvia Sardone dalla Giunta regionale lombarda da parte di Forza Italia che domani mattina si riunirà con gli eletti in Consiglio regionale per individuare i nuovi assetti e chi andrà a ricoprire le cariche di Presidente del Consiglio e capogruppo..
“Condivido pienamente – conclude Di Stefano – l’analisi del governatore della Liguria, Giovanni Toti, e dico che se Forza Italia non abbandonerà un modo di ragionare basato sull’escludere chi ha consenso sul territorio rischia l’estinzione. Sono inoltre d’accordo con l’euro parlamentare Lara Comi che con un tweet odierno esprime la necessità per Forza Italia, esprimendo vicinanza a Silvia Sardone, di ripartire dal territorio, da persone che rispondano sempre agli elettori e ai cittadini. Credo non sia più possibile vedere un partito che favorisce i nominati e mette da parte chi da anni lavora sul territorio con ottimi risultati”