Regione, il malcontento continua

C’è ragione e Regione. Da una parte le riforme sono una delle parole più abusate in questi tempi, perciò c’è ragione di riformare le istituzioni come si è tentato di fare nelle ultime legislature. Però c’è anche Regione Lombardia e i suoi uffici ancora mezzi vuoti: in tanti si lamentano perché lo stipendificio sembra aver chiuso. Prima era una macchina perfetta: appena nominati i nuovi consiglieri arrivavano le assunzioni di collaboratori e amici. I budget erano ancora più ricchi di adesso e l’attenzione più bassa. Ora è tutto cambiato: “Se vai nei nostri vecchi uffici è un deserto”, racconta uno degli storici “stipendi”. Anche lui è rimasto senza il posto e se la prende con Gianluca Comazzi, coordinatore in Regione di Forza Italia e assurto per un volo pindarico del Corriere a campione della destra estrema: “Ha sistemato solo i suoi e poi basta, non risponde nemmeno al telefono”. Comazzi l’uomo amico di Casa Pound e adesso anche causa di desertificazione. Se non fosse nota a tutti la sua biografia, verrebbe da crederci. Intanto però c’è il dato: le ultime riforme, per quanto potessero essere positive, hanno bloccato un sistema senza proporre un vero modello alternativo. Per quanto sembri assurdo buona parte dei ‘portaborse’ o ‘stipendi’ sono parte dei piccoli ingranaggi che fanno muovere una macchina: solo un disturbato potrebbe pensare, ad esempio, che un assessore di una regione da dieci milioni di persone sia umanamente in grado di ascoltare da solo tutti, visitare tutti, parlare con tutti e scrivere leggi e provvedimenti. Ma forse qualcuno lo pensa…

Attilio da Varese inizia in retro sulla Sanità

L’inchiesta sta ribaltando una volta ancora la Sanità lombarda. E’ stata arrestata pure la dottoressa che si era occupata di stendere le linee guida anticorruzione, tipico paradosso paradisiaco per i titolisti dei giornali. Un gruppo di medici è accusato di aver trattato la sanità pubblica come una vacca da mungere (vendevano servizi agli ospedali per cui lavoravano tramite una società estera). Non è purtroppo una novità nemmeno questa, ma per il neo presidente lombardo Attilio Fontana non ci voleva. Ancor meno per per Giulio Gallera, appena riconfermato all’assessorato al Welfare e autore di una riforma che ha avuto la capacità di scontentare tutti gli operatori del settore. Niente che squali come Gallera non sappiano gestire, visti i mari pericolosi in cui è abituato a nuotare da quando frequentava l’università. Però è una bella grana, soprattutto perché offusca il mito della sanità lombarda, spesso sbandierato come sinonimo dell’eccellenza della locomitiva economica italiana. La maggioranza ha superato le lotte romane per il controllo del Parlamento, per questo ha la solidità per sopravvivere senza troppi guai anche a questo scandalo. Sicuramente però Attilio da Varese ne avrebbe fatto a meno volentieri.

Fontana e l’imbarazzo di Forza Italia per il caso Sardone

Forza Italia si autosilura e il neo presidente Attilio Fontana subisce. Il governatore lombardo deve infatti subire il primo attacco per colpa dei suoi stessi alleati: forte del sostegno di una Lega forte come non mai, sta assorbendo i colpi che arrivano dalla grande esclusa Silvia Sardone. La bionda che era riuscita a farsi notare dallo stesso Silvio Berlusconi quando era una semplice consigliera di zona ha preso 11mila preferenze. La donna più votata delle regionali e la seconda candidata più votata in assoluto dopo Giulio Gallera però non ha un posto in giunta. In un’intervista rilasciata ad Alberto Giannoni del Giornale, Sardone si dichiara delusa, ma non abbastanza per rompere del tutto con il suo partito di riferimento. Nel finale però apre uno spiraglio a possibili addii. A differenza di Viviana Beccalossi, fuoriuscita da Fratelli d’Italia subito dopo essere stata eletta, Sardone si è fidata del partito e delle ricostruzioni giornalistiche. Non sapeva però che i suoi nemici interni erano ben peggiori di quelli esterni: pare infatti che sia stato il suo stesso partito a rinunciare ad un assessorato pur di non vedere Sardone in una posizione di rilievo. Una decisione che pare assurda, soprattutto visto il non brillante risultato raccolto alle elezioni nazionali. Eppure è successo, forse proprio per il clamoroso risultato: con quei voti si può persino diventare parlamentare europeo. La paura dei suoi colleghi di trovarsela tra i papabili per un ministero al prossimo giro ha fatto più di novanta e si è optato per essere più deboli nella nuova giunta. Attilio Fontana l’avrebbe anche avuta volentieri in squadra, ma ha dovuto piegarsi alla surreale richiesta dei suoi stessi alleati. Ora Sardone ha poche scelte: o subire lo smacco senza reagire, oppure dirigersi verso altri lidi basandosi sulla certezza che i voti li ha presi sul territorio e non con la bandiera di partito. La Lega salviniana sarebbe ben lieta di accoglierla visto che i suoi candidati non hanno preso nemmeno lontanamente quei voti, oltrettutto Sardone non ha avuto un budget alto come quello di molti suoi colleghi, discorso che alla Lega nei guai economici di questi tempi potrebbe interessare molto: con pochi soldi porta tanti voti, se il partito non ha soldi è la candidata ideale. Per una formazione poi in cui le donne di peso scarseggiano. C’è anche l’opzione Fratelli d’Italia che sarebbe anche più consona a parte del gruppo sardoniano, ma adesso la tigrotta del quartiere Adriano è ferita e non è detto che ragioni con freddezza calcolatrice. Attilio da Varese intanto subisce.

Arriva la proclamazione, ma ancora niente assessori

Il toto assessori prosegue, cioè non hanno ancora deciso anche se almeno è arrivata la proclamazione degli eletti. La lotta interna alla maggioranza regionale non è arrivata al dunque. Cronisti bravi e non si lanciano in una continua ricerca dell’ultima voce, puntualmente smentita poco dopo. Però si sa: i giornali escono tutti i giorni. Per questo anche il Corriere della Sera è già tre volte che pubblica due pagine che spiegano la prossima giunta: sanno anche loro che nessuno ricorda quello che è stato pubblicato ieri, figurarsi due giorni fa. E intanto i notisti politici elargiscono favori o stoccate ad amici e nemici, segno che il sogno di un giornalismo con un peso non è ancora tramontato. Qualcuno pensa forse anche al proprio futuro in politica, d’altronde c’è piùdi un giornalista mutatosi in politico. Anche qualche vicedirettore del Corsera, come Massimo Mucchetti: memorabile come alcuni sui ex colleghi lo coccolarono durante la sua prima campagna elettorale. (Felicemente sbarcato al Senato grazie al sostegno di un vero potere forte, è entrato guarda caso con la casacca del Partito democratico). Intanto da via Solferino, dove a quanto pare qualcuno è amico di Fabio Altitonante sono arrivare delle stoccate a gente malvista dall’elite come Silvia Sardone. Nonostante questo la bionda terribile ha un pacco di voti, solo un filo meno di Giulio Gallera il più votato di tutti, e a quanto pare ha resistito. Riccardo De Corato probabilmente ha le lacrime agli occhi perché lo indicano come assessore alla Sicurezza, un paradiso per uno “sceriffo” come lui anche se Regione quella carica vale come il due di picche. Al massimo il quattro se si considera la Protezione civile. Nella Lega, fatto salvo il potente Bolognini, i nomi circolano come le correnti d’aria. I cespugli sperano, mentre non è detto che Fontana riesca a tenere per la propria lista molte deleghe. Di fatto come dicevano all’inizio, non è stata presa nessuna decisione definitiva.

Sala sfotte Fontana

Non è simpatico, ma ha anche ragione. Giuseppe Sala, per gli amici benificati Beppe, sfotte Attilio Fontana, inaspettato mattatore delle ultime elezioni per Palazzo Lombardia. “Attendo con ansia la nuova giunta Fontana” ha dichiarato il sindaco di Milano più inspiegabile degli ultimi decenni. Un colpo di fioretto, ma dritto al cuore perché il varesotto ancora non ha stabilito chi farà cosa nella sua giunta. Nè tantomeno si è capito chi è stato eletto e dove: i verbali spariti sono tanti a Milano, ma non solo. Fino a due giorni fa a Legnano, alcune decine di migliaia di votanti, non risultava alcun voto per alcuno. Dove sono finiti? E’ davvero solo un problema legato ai nuovi bollini di qualità? Il problema sta montando, mentre Fontana non ha ancora risolto il rebus delle poltrone. La Pasqua come ogni festività anestetizza tutto, ma fino a quando durerà? C’è chi ha investito tanti soldi e speranze nelle regionali 2018 ed è rimasto con un palmo di naso. Intanto Attilio da Varese non sembra in grado di gestire il risiko delle poltrone: in ballo forse ci sono anche gli equilibri romani con Forza Italia, ma perché avere un’Amministrazione paralizzata proprio da quella Roma ladrona tanto odiata dalla vecchia Lega Nord? Sala, dopo aver preso una legnata nei denti sul dossier Ema, scossa il dardo avvelenato contro Fontana: facile che voglia solo vendicarsi dopo aver scoperto che in Europa se ne sbattono se lui pesta i piedi come i bambini. Expo è finito e lui è un leader locale di secondo piano. Renzi, Salvini e ora Di Maio sono spanne sopra. Lui non ha ancora digerito il fatto che i capi del mondo lo snobbino, ma ribadiamolo: caro Beppe, ti incontravano in quanto commissario governativo di Expo, poi il bigliettino lo hanno buttato via. Ma tra una villa non dichiarata in Liguria e un’attività edilizia in Slovenia pensava di essere un leader europeo dai grandi progetti (in questi giorni riparte il baraccone cialtronesco dei navigli: il giudizio è severo perché siamo sul livello di Ema, sogni di Beppe il Piccolo), invece niente. Quale modo migliore di smaltire la delusione se non affondare la lama nelle ferite di un anziano signore di Varese?

Seggi a rischio, il Corriere se ne accorge

Se ne accorge anche il Corriere delle Sera. La questione dei voti mancanti sta mettendo in agitazione la corsa alle poltrone perché non tutti sono sicuri di aver davvero assicurato il futuro. Oggi come oggi la lista è quella uscita dopo pochi giorni, ma in molti hanno un problema reale: se saltassero all’ultimo non avrebbero più dove andare. Diversi politici non hanno infatti reali competenze, o non hanno mai lavorato veramente. Dunque se restano senza poltrona diventerebbero disoccupati senza titoli e prima dei prossimi giri elettorali (per le europee ci vogliono migliaia di voti) ne passerà di tempo.

regioneSenesi

Intanto prosegue la guerra degli assessorati: la minaccia attuale è di ridurre a 14 i membri della giunta. Due posti in meno non sono pochi, soprattutto se è vero che la Lega ne vuole otto. Gli alleati, tra cui i forzisti come Giulio Gallera e Silvia Sardone, hanno preso decine di migliaia di voti e non possono essere ignorati. Allo stesso tempo la rilevanza della Lega come gruppo è indiscutibile, ma non bisogna dimenticare gli alleati come Fratelli d’Italia e i cespugli. Sei posti non sono pochi, ma sempre meno di otto. Questo non può fare altro che acuire ancora le tensioni.

Gli eletti (per ora) in Lombardia e chi rischia il posto

Di seguito l’elenco degli eletti nel consiglio regionale lombardo, compresi quelli che rischiano il posto. Manfredi Palmeri e uno di Fratelli d’Italia sono tra questi. E ancora non si tiene conto dei 14mila di cui ha parlato Goolem.net e che anche Affaritaliani.it ha raccontato in un articolo. La notizia è questa: mancano 24 verbali di sezione con i voti delle regionali, mediamente ci sono 700 voti per sezione, quindi sono circa 14mila voti che non si trovano. Non sono bruscolini, anzi: potrebbero causare una modifica sostanziale degli eletti, sempre che non salti proprio il banco. Per legge tutti i verbali devono essere consegnati a due depositi, uno presso la Corte d’Appello territoriale che certifica e proclama gli eletti; l’altro in un deposito comunale dove qualunque cittadino può chiedere di prendere visione, ma anche di avere copia, di un qualunque verbale. Questa volta però i verbali mancano. I funzionari del Comune non hanno potuto fare altro che spiegare che non gli sono arrivati: “Non li abbiamo”, hanno affermato sconsolati. “Per legge dovrebbero esserci, ma non li abbiamo”. Nessuno può dunque certificare legalmente le elezioni. Come finirà per Attilio Fontana?

LEGA – Malanchini Giovanni Francesco; Anelli Roberto; Galizzi Alex; Mazzoleni
Monica; Rolfi Fabio; Massardi Floriano; Ghiroldi Francesco Paolo; Epis
Federica; Turba Fabrizio; Spelzini Gigliola; Lena Federico; Nogara Flavio;
Foroni Pietro; Cappellari Alessandra; Senna Gianmarco; Bastoni Massimiliano;
Trezzani Curzio; Scurati Silvia; Giudici Simone; Monti Andrea; Corbetta
Alessandro; Mariani Marco Maria; Mura Roberto Giovanni Mario; Sertori
Massimo; Brianza Francesca Attilia; Monti Emanuele; Colombo Marco.
FORZA ITALIA – Franco Paolo; Mattinzoli Alessandro; Tironi Simona; Turba
Fabrizio; Fermi Alessandro; Piazza Mauro; Gallera Giulio; Sardone Silvia;
Comazzi Gianluca; Altitonante Fabio; Sala Fabrizio; Romeo Paola; Invernizzi
Ruggero Armando; Palumbo Angelo.
FDI – Magoni Lara; Beccalossi Viviana; De Corato Riccardo.
NOI CON L’ITALIA – Del Gobbo Luca.
ENERGIE PER LA LOMBARDIA – Palmeri Manfredi.
LISTA FONTANA PRESIDENTE – Basaglia Cosentino Giacomo.
PARTITO DEMOCRATICO – Scandella Jacopo; Girelli Gian Antonio; Orsenigo Angelo
Clemente; Piloni Matteo; Straniero Raffaele; Baffi Patrizia; Forattini
Antonella; Bussolati Pietro; Borghetti Carlo; Pizzul Fabio; Rozza Carmela;
Bocci Paola; Ponti Pietro; Villani Giuseppe; Astuti Samuele.
LISTA GORI PRESIDENTE – Carretta Niccolò; Strada Elisabetta.
MOVIMENTO 5 STELLE – Violi Dario; Alberti Ferdinando; Erba Raffaele; Degli
Angeli Marco; Fiasconaro Andrea; De Rosa Massimo Felice; Forte Monica; Mammi’
Consolato; Piccirillo Luigi; Di Marco Nicola; Fumagalli Marco; Verni Simone;
Cenci Roberto.

Se ne accorgono anche i giornali: Lega a rischio scissione

Fino ad ora sembrava fantapolitica, invece la scissione delle Lega sbarca sui giornali nazionali.

In fondo una scissione c’è già stata: tra la Lega e il Nord, almeno nel simbolo. Era uno dei partiti più antichi d’Italia, quindi era forse inevitabile che cambiasse nome come gli altri. L’originalità della coerenza non sembrava un disvalore, ma per i piani nazionali di Matteo Salvini tutto andava bene.

La scommessa di Matteo il Verde tra l’altro ha premiato eccome: in una mossa ha smacchiato il Giaguaro Berlusconi più di tutti i ‘sinistri’ del Paese. E la Lega per la prima volta è il primo partito della coalizione di centro destra, ma i problemi veri iniziano ora: un conto è soffiare sull’insicurezza legata a un’immigrazione incontrollata, un conto destreggiarsi nei palazzi della politica. Umberto Bossi ha dimostrato di non essere uno sprovveduto, ma è stato assorbito insieme alla prima onda di leghisti che volevano addirittura fare la rivoluzione nordica con le armi. Poi è arrivato Grillo, ma anche lui e i suoi che dovevano spaccare tutto si sono normalizzati. Di Maio gira in doppio petto felice di aver svangato un’esistenza in un modo che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Si parla di responsabilità dalle parti del Movimento 5 Stelle. La decadenza di Roma procede da migliaia di anni, non esiste nemico che possa vincerla.

Ora tocca a Salvini, che però deve anche affrontare la resistenza interna. Altro aspetto endemico in un grande partito. La scissione dalle proprie radici nordiche non è ancora stata digerita da molti leghisti. Inoltre il Nord è governato insieme proprio a Forza Italia, un fattore di forza che gli avversari dei salviniani come Roberto Maroni stanno cercando di far pesare per frenare l’aspirante premier. “Se esageri, possiamo far saltare le regioni” questo il messaggio di Arcore and friends. Salvini però non è uno che si lascia sottomettere, al massimo finge di cedere per poi sferrare colpi mortali come le mantidi. Per ora però lo spettro scissione ritorna e nessuno sembra dispiacersi, in fondo a Forza Italia basta che i non allineati portino via a Salvini un tre-quattro per cento. Ma ci riuscirebbero davvero?

 

Fontana, che botta!

Eccolo, il candidato debole. Pazzesco risultato di Attilio Fontana da Varese. Semisconosciuto sindaco di una città secondaria, ha inflitto al mediatico Giorgio Gori una sconfitta che non si vedeva da tanto tempo. Dal 1995 per la precisione. E meno male che Gori era un buon sindaco: nella sua città la Lega salviniana ha raggiunto il 40 per cento dei consensi.

Ora per i salviniani sono tutti brindisi. Hanno stravinto una competizione importantissima a livello locale, vincendo anche la sfida con Forza Italia a livello nazionale. Berlusconi è ufficialmente pensionato, ora il traino è leghista. L’asse interno tra Forza Italia e Fratelli d’Italia è facile da spezzare anche se gli alleati possono giocarci per mantenere una minima rilevanza.

Sono tutti contenti: Gigi Di Maio è diventato il leader politico più importante del Paese, Salvini ha schiacciato anche il Berlusca e può diventare premier, Giorgia Meloni è ancora viva, Zingaretti mantiene il controllo del Palazzo sul Lazio. L’unico che ha preso solo sberle è Renzi, sbatte i piedi e dà la colpa a Mattarella, i ministri, ecc. Se ne andrà, ma poi. Intanto cicca cicca bum. Non si è mai ripreso dal 4 dicembre.

La preoccupazione strisciante per i soldi e i diritti resta: entrambi i partiti vincitori, Lega e 5Stelle, hanno programmi di forti investimenti pubblici che parrebbero senza alcuna copertura finanziaria, si preannuncia un crack in ogni caso. Ma sono gli stessi esperti che non avevano previsto la crisi finanziaria. Inoltre entrambi hanno al centro del programma anche la sicurezza. E quando si parla di sicurezza di solito si restringono i dritti civili. E quando i governi si orientano in questo modo sul tema, solitamente l’impostazione è conservatrice in tutte le sue diramazioni.

A livello locale il candidato divenuto celebre per la sfortunata frase sulla “razza bianca” stravince e propone una nuova sfida: procederà Maroni con il progetto di scissione interna? Gli conviene andare ai numeri ora che la maglia di ferro salviniana ha sterminato pure il cinghialone di Arcore? Forse attenderà, lo stipendio e la posizione di prestigio l’ha comunque. Potrebbe limitarsi ad osservare, in attesa dei tempi. Forse la butterà sulla cultura.

Unicef contro Massimo Pagani (lista Fontana)

Altra tegola per Attilio Fontana. L’Unicef e altre organizzazioni umanitarie chiedono le dimissioni di Massimo Pagani. Una nomina che a loro dire sarebbe irregolare.

Massimo Paganinominato tre anni fa dalla maggioranza del Consiglio regionale, ha manifestato fin dall’inizio inadeguatezza rispetto al ruolo affidatagli mantenendosi inerte per i primi due anni e convocando la Consulta, prevista dalla legge regionale istitutiva del Garante, solo nell’ultimo anno senza darle la possibilità di lavorare in tutte le commissioni tematiche nonostante le continue sollecitazioni ricevute.

In questo scenario di scarso e discontinuo funzionamento di un organismo fondamentale per la promozione e la difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come previsto dalla Convenzione ONU, legge 176 dello Stato Italiano, si è aggiunta una situazione di grave preoccupazione.

Massimo Pagani è candidato nella lista regionale per Fontana Presidente e ciò è del tutto incompatibile con il ruolo di authority e con il Regolamento Elettorale della Regione Lombardia che indica con chiarezza il Garante tra le persone ineleggibili.

Chiediamo quindi le immediate dimissioni di Massimo Pagani dal suo ruolo di garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Chiediamo inoltre di essere ascoltati dal Presidente del Consiglio Regionale, affinchè in futuro nella nomina di una figura di garanzia così importante prevalgano gli interessi degli under 18.