Forza Italia in coro: Sardone rassegnati, siamo tutti peones

Sta quasi diventando un modo per riprendersi i riflettori: intervenire sul caso Sardone suscita grandi reazioni, più alte di quasi tutti i post pubblicati fin’ora, segno che la ferita nel partito è profonda. La bionda terribile non ha rinunciato senza combattere al posto in giunta che le sembrava di meritare viste le 11mila e passa preferenze rimediate, ma in Forza Italia diversi stanno cercando un po’ di luce riportando le proprie esperienze negative. Ha iniziato Bruno Dapei con un post in cui ha cercato di far valere il principio che le preferenze non sono tutto, contano anche le qualità e l’esperienze personali: il post ha causato centinaia di commenti per una discussione che si è protratta per giorni. Poi è stato il turno di Pietro Tatarella, lui ha ricordato quando è stato messo da parte nonostante le migliaia di preferenze rimediate: in sostanza il messaggio è rassegnati Silvia non contiamo un tubo è giusto prenderla in quel posto. Anche in questo caso diluvio di commenti tra pro e contro la linea del rassegnamoci. Da ultima anche Lara Comi, europarlamentare forzista che ha ottenuto 84mila preferenze all’ultimo giro: pure lei rimarca le volte in cui è stata presa a schiaffi dal partito a cui ha portato in dote quasi 100mila voti. Il messaggio è sempre quello: non siamo niente rispetto al partito, mettiamoci in fila e aspettiamo di venire graziati dall’alto. Difficile però che Sardone accetti questa linea: la bionda è una da prima linea, abituata a mangiare pane e cipolle sotto i bombardamenti nemici. Nell’ultima campagna ha speso l’equivalente di un paio di cene organizzate dai concorrenti. Eppure è stata votata quanto Giulio Gallera, il protafoglio pesante di Forza Italia. E’ come l’Italia operaia e le potenze industriali: ha meno mezzi, ma resta sempre in corsa nonostante le difficoltà.

Il caso Sardone scuote ancora Forza Italia

Nelle interviste Silvia Sardone si è dichiarata disponibile a restare in Forza Italia, ma ha chiesto spiegazioni. Ora scende in campo anche Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni e marito della neo consigliera regionale. La decisione di non nominarla assessore sembra partita proprio dal partito di Silvio Berlusconi. Parrebbe un paradosso, ma un vecchio adagio di Forza Italia è “qui si muore di fuoco amico”, perché le carriere di solito sono terminate per gli attacchi di qualche compagno di partito. Raramente per quelli esterni. Adesso si ripete la storia su Sardone, ma lei oltre ad avere 11mila voti è anche la moglie di Di Stefano che è riuscito nel piccolo grande miracolo di strappare Sesto alla sinistra. E la roccaforte rossa è caduta anche per merito dell’impegno di entrambi i coniugi.
“Una decisione incomprensibile. Peggio del miglior Tafazzi. Una sberla in faccia a chi, come me e molti altri volti nuovi di Forza Italia, si impegnano e lavorano per cercare di evitare che il nostro movimento continui a perdere consenso. Quando abbiamo conquistato la Stalingrado d’Italia, dopo oltre 70 anni ininterrotti di governo di sinistra, in tanti si erano affrettati a salire sul carro del vincitore. Invece oggi Silvia Sardone, che tanto ha lavorato con me per quella vittoria e in questi anni nelle periferie di Milano, viene punita a discapito del merito, nonostante gli 11 mila voti presi alle elezioni regionali ”.
Così, a mente fredda, Roberto di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, interviene sull’esclusione di Silvia Sardone dalla Giunta regionale lombarda da parte di Forza Italia che domani mattina si riunirà con gli eletti in Consiglio regionale per individuare i nuovi assetti e chi andrà a ricoprire le cariche di Presidente del Consiglio e capogruppo..
“Condivido pienamente – conclude Di Stefano – l’analisi del governatore della Liguria, Giovanni Toti, e dico che se Forza Italia non abbandonerà un modo di ragionare basato sull’escludere chi ha consenso sul territorio rischia l’estinzione. Sono inoltre d’accordo con l’euro parlamentare Lara Comi che con un tweet odierno esprime la necessità per Forza Italia, esprimendo vicinanza a Silvia Sardone, di ripartire dal territorio, da persone che rispondano sempre agli elettori e ai cittadini. Credo non sia più possibile vedere un partito che favorisce i nominati e mette da parte chi da anni lavora sul territorio con ottimi risultati”

Seggi a rischio, il Corriere se ne accorge

Se ne accorge anche il Corriere delle Sera. La questione dei voti mancanti sta mettendo in agitazione la corsa alle poltrone perché non tutti sono sicuri di aver davvero assicurato il futuro. Oggi come oggi la lista è quella uscita dopo pochi giorni, ma in molti hanno un problema reale: se saltassero all’ultimo non avrebbero più dove andare. Diversi politici non hanno infatti reali competenze, o non hanno mai lavorato veramente. Dunque se restano senza poltrona diventerebbero disoccupati senza titoli e prima dei prossimi giri elettorali (per le europee ci vogliono migliaia di voti) ne passerà di tempo.

regioneSenesi

Intanto prosegue la guerra degli assessorati: la minaccia attuale è di ridurre a 14 i membri della giunta. Due posti in meno non sono pochi, soprattutto se è vero che la Lega ne vuole otto. Gli alleati, tra cui i forzisti come Giulio Gallera e Silvia Sardone, hanno preso decine di migliaia di voti e non possono essere ignorati. Allo stesso tempo la rilevanza della Lega come gruppo è indiscutibile, ma non bisogna dimenticare gli alleati come Fratelli d’Italia e i cespugli. Sei posti non sono pochi, ma sempre meno di otto. Questo non può fare altro che acuire ancora le tensioni.

Elezioni, iniziata la guerra degli assessorati

Gli assessorati sono importanti, per questo giornaletti e giornaloni hanno iniziato la guerra per piazzare i propri favoriti. Più di molti altri posti, perché chi controlla quelli ‘pesanti’ può puntare molto in alto: Regione Lombardia ha un bilancio di poco meno di 30 miliardi di euro. La gran parte è concentrata sulle spese per la Sanità, sancendo così il ruolo di vicepresidente reale per chi ricopre la carica di assessore alla Sanità. Il vicepresidente ufficiale non ha un peso reale, almeno di solito: serve più che altro a bilanciare il gioco di pesi e contrappesi tra le varie componenti della coalizione vittoriosa. I rumors dicono che Giulio Gallera è pronto al bis: dovrebbe tornare alla Sanità, ma qualcuno suggerisce che preferirebbe un altro ruolo, ma ci torneremo.

Per adesso il Corriere ha attaccato Silvia Sardone, record woman di Forza Italia: nessuno si aspettava che arrivasse a poche centinaia di voti da Giulio Gallera, il più votato in assoluto a questo giro. Essendo lanciata verso un assessorato (Formazione e Lavoro) con poco budget, ma con il tesoro dei corsi di formazione (da sempre bacino di voti immenso a livello regionale) si è fatta molti nemici. E qualcuno con dei buoni amici al Corriere della Sera. Via Solferino ha tirato fuori uno dei più clamorosi scivoloni della bionda terribile di Forza Italia: quando era alla guida di Afol, azienda proprio di formazione e lavoro, fu accusata di aver causato un danno erariale alla società. I procedimenti civili e penali hanno stabilito che lei era estranea alle responsabilità della vicenda, per questo Sardone ostenta serenità: il procedimento è tornato al disonore delle cronache per un provvedimento della Corte dei Conti che ha chiesto alla bionda terribile di produrre la documentazione relativa alla vicenda. “Un atto dovuto” ha commentato lei. La palla poi non è stata raccolta da altre testate, ma ha segnato la corsa agli assessorati. Qualche nemico interno ha passato la velina, ora bisognerà vedere se l’attacco sarà servito. E se sarà l’ultimo, la guerra degli assessorati è appena incominciata.