Regione, il malcontento continua

C’è ragione e Regione. Da una parte le riforme sono una delle parole più abusate in questi tempi, perciò c’è ragione di riformare le istituzioni come si è tentato di fare nelle ultime legislature. Però c’è anche Regione Lombardia e i suoi uffici ancora mezzi vuoti: in tanti si lamentano perché lo stipendificio sembra aver chiuso. Prima era una macchina perfetta: appena nominati i nuovi consiglieri arrivavano le assunzioni di collaboratori e amici. I budget erano ancora più ricchi di adesso e l’attenzione più bassa. Ora è tutto cambiato: “Se vai nei nostri vecchi uffici è un deserto”, racconta uno degli storici “stipendi”. Anche lui è rimasto senza il posto e se la prende con Gianluca Comazzi, coordinatore in Regione di Forza Italia e assurto per un volo pindarico del Corriere a campione della destra estrema: “Ha sistemato solo i suoi e poi basta, non risponde nemmeno al telefono”. Comazzi l’uomo amico di Casa Pound e adesso anche causa di desertificazione. Se non fosse nota a tutti la sua biografia, verrebbe da crederci. Intanto però c’è il dato: le ultime riforme, per quanto potessero essere positive, hanno bloccato un sistema senza proporre un vero modello alternativo. Per quanto sembri assurdo buona parte dei ‘portaborse’ o ‘stipendi’ sono parte dei piccoli ingranaggi che fanno muovere una macchina: solo un disturbato potrebbe pensare, ad esempio, che un assessore di una regione da dieci milioni di persone sia umanamente in grado di ascoltare da solo tutti, visitare tutti, parlare con tutti e scrivere leggi e provvedimenti. Ma forse qualcuno lo pensa…

Sanità, ancora guai per Attilio e Giulio

Nuovi guai nel settore Sanità per la Regione. Attilio da Varese e Giulio Gallera hanno un’altra gatta da pelare. E’ appena stato sgominato l’apice di un traffico di farmaci tra Lombardia, Iran e Iraq. Le agenzie ieri battevano la storia, più simile a un romanzo che alla realtà.

I militari hanno individuato due egiziani e
un cinese che si occupavano della commercializzazione sul
mercato parallelo. Non si conosce la destinazione finale né se
venissero rispettati i protocolli di conservazione sanitaria. Di
sicuro, a detta degli investigatori, in Iran e Iraq arrivava il
Contramal, un oppiode anche chiamato “la droga del combattente”
per la capacità di annullare il dolore.

Invece era un’altra tegola, molto reale. La guerra apre nuove opportunità di business e quella dei farmaci sono tra le più succose: è infatti difficile convincere persone non alterate a spararsi l’un l’altra per più di qualche minuto. Nel frattempo arrivano altri colpi alla struttura che ha guidato Regione Lombardia negli ultimi vent’anni:

La Cassazione ha confermato la condanna a 5 anni di carcere per l’ex consigliere lombardo di FI
Massimo Gianluca Guarischi, imputato per corruzione nel processo su un presunto giro di tangenti nella sanità e accusato di essere l’anello di congiunzione tra imprenditori del settore sanitario, disposti a versare mazzette per ottenere contratti di fornitura, e pubblici ufficiali della Regione Lombardia corrotti
per far approvare delibere di Giunta. In un altro filone dell’inchiesta, coordinata all’epoca a Milano dal pm Claudio Gittardi (ora procuratore a Sondrio), è finito poi imputato Roberto Formigoni, ex governatore lombardo, che avrebbe ottenuto da Guarischi utilità per un totale di 447mila euro per assicurare un “trattamento preferenziale” alla Hermex Italia dell’imprenditore Giuseppe Lo Presti nelle gare per la fornitura “dell’apparecchiatura diagnostica acceleratore lineare ‘Vero'” in alcuni ospedali, dandosi da fare nel 2012 per sbloccare stanziamenti regionali. Questo processo è stato di recente trasmesso a Cremona.

Attilio da Varese inizia in retro sulla Sanità

L’inchiesta sta ribaltando una volta ancora la Sanità lombarda. E’ stata arrestata pure la dottoressa che si era occupata di stendere le linee guida anticorruzione, tipico paradosso paradisiaco per i titolisti dei giornali. Un gruppo di medici è accusato di aver trattato la sanità pubblica come una vacca da mungere (vendevano servizi agli ospedali per cui lavoravano tramite una società estera). Non è purtroppo una novità nemmeno questa, ma per il neo presidente lombardo Attilio Fontana non ci voleva. Ancor meno per per Giulio Gallera, appena riconfermato all’assessorato al Welfare e autore di una riforma che ha avuto la capacità di scontentare tutti gli operatori del settore. Niente che squali come Gallera non sappiano gestire, visti i mari pericolosi in cui è abituato a nuotare da quando frequentava l’università. Però è una bella grana, soprattutto perché offusca il mito della sanità lombarda, spesso sbandierato come sinonimo dell’eccellenza della locomitiva economica italiana. La maggioranza ha superato le lotte romane per il controllo del Parlamento, per questo ha la solidità per sopravvivere senza troppi guai anche a questo scandalo. Sicuramente però Attilio da Varese ne avrebbe fatto a meno volentieri.