Caso Sardone, la bionda non molla ma Forza Italia risponde

Silvia Sardone non molla. Ogni giorno diffonde un comunicato per ribadire di essere stata maltrattata dal suo partito, oggi è uscita con questa dichiarazione:

“Non ho ancora ricevuto alcuna motivazione per la mia esclusione dalla giunta regionale all’ultimo minuto – commenta Silvia Sardone, consigliere regionale di Forza Italia. Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto. Da giorni chiedo, invano, delle motivazioni dietro allo schiaffo alla meritocrazia e a migliaia di elettori. Credo sia importante che un partito che fu grande provi a spiegare il perchè continui, in maniera assurda, a proseguire la strada del declino, voluta da alcuni personaggi che da anni fanno scelte senza consenso personale, senza aver mai fatto un gazebo o conoscere minimamente il territorio e le esigenze dei cittadini.”

Qualcuno però inizia a risponderle come Bruno Dapei, ex presidente del consiglio provinciale, che è intervenuto con un post su facebook.

Nei commenti sono intervenuti sia sostenitori della Sardone, che di Pietro Tatarella come Marco Bestetti. Intanto il partito va avanti:

Gianluca Comazzi è stato eletto all’unanimità per acclamazione capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale della Lombardia durante una riunione a cui non ha partecipato Silvia Sardone, in polemica con la decisione del partito di escluderla dalla giunta all’ultimo momento. Sempre nella stessa riunione, “il gruppo ha candidato Alessandro Fermi alla presidenza del Consiglio Regionale che secondo gli accordi di maggioranza spetta a Forza Italia” sottolinea una nota del partito, aggiungendo che l’assessore Giulio Gallera è stato designato come capodelegazione in giunta. “Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio – ha osservato Sardone -, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto”. Secondo la parlamentare Stefania Craxi, invece, quella di Comazzi “è un’ottima scelta”. Si tratta infatti “di un giovane che in questi anni ha guidato con determinazione ed intelligenza l’opposizione a Palazzo Marino e che ben rappresenta il mix tra esperienza, merito e novità che Forza Italia deve proporre”. “Da oggi – ha concluso Comazzi – si comincia a lavorare per raggiungere tutti gli obiettivi che il centrodestra unito si è prefissato: a partire dall’esenzione del pagamento della retta degli asili nido, che coinvolgerà sempre più famiglie”

La guerra delle regioni include Sicilia e Lazio

Le avevamo sentite. Ma per ora le avvisaglie dell’aria gelida che tira nella maggioranza che dovrebbe governare Regione Lombardia sono ignorate dai grandi giornali. Eppure ecco un’altra prova: Attilio Fontana e Roberto Maroni si sono ufficialmente passati le consegne, ma nessun ‘big’ di Forza Italia era presente. Tanti leghisti, giustamente felici del risultato elettorale, ma nessun forzista di peso. L’ex sindaco di Varese inizia dunque con un altro schiaffo la sua carriera da governatore lombardo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala (per gli amici Beppe) lo ha già preso per i fondelli. Adesso una parte consistente della maggioranza lo ignora. Non deve essere facile, ma può consolarsi: l’effetto delle tensioni romane si sente anche in altre regioni come la Sicilia. Il suo collega Nello Musumeci è stato appena messo in minoranza e ha chiarito di non aver problemi a tornare alle elezioni. La sua maggioranza traballa visto il successo clamoroso del Movimento 5 Stelle nel centro Sud, ma lui non è un giunco come Fontana. E poi viene dichiaratamente da Destra, con una lunga e consolidata storia politica alle spalle. Fontana per le elezioni si è tagliato la barba proprio per cambiare il proprio volto, non solo in senso fisico. Resta il fatto che due delle regioni più importanti del Paese siano bloccate dalle sfide romane, per altro chi potrebbe escludere una maggioranza Lega-5 Stelle anche in Lombardia dove comunque i grillini hanno preso oltre il 20 per cento? Per Berlusconi sarebbe il collasso definitivo. Per Salvini l’ascesa al trono. Intanto però continua la guerra di logoramento dei leader regionali, come hanno capito anche i dalemiani di LeU: non a caso hanno tolto l’appoggio a Nicola Zingaretti, l’unica notizia felice del centro-sinistra alle ultime elezioni. Ma si sa che D’Alema pur di conservare il proprio potere è disposto a veder morire chiunque, quindi si è buttato anche lui verso il gioco dell’ammazza governatore.