Unicef contro Massimo Pagani (lista Fontana)

Altra tegola per Attilio Fontana. L’Unicef e altre organizzazioni umanitarie chiedono le dimissioni di Massimo Pagani. Una nomina che a loro dire sarebbe irregolare.

Massimo Paganinominato tre anni fa dalla maggioranza del Consiglio regionale, ha manifestato fin dall’inizio inadeguatezza rispetto al ruolo affidatagli mantenendosi inerte per i primi due anni e convocando la Consulta, prevista dalla legge regionale istitutiva del Garante, solo nell’ultimo anno senza darle la possibilità di lavorare in tutte le commissioni tematiche nonostante le continue sollecitazioni ricevute.

In questo scenario di scarso e discontinuo funzionamento di un organismo fondamentale per la promozione e la difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come previsto dalla Convenzione ONU, legge 176 dello Stato Italiano, si è aggiunta una situazione di grave preoccupazione.

Massimo Pagani è candidato nella lista regionale per Fontana Presidente e ciò è del tutto incompatibile con il ruolo di authority e con il Regolamento Elettorale della Regione Lombardia che indica con chiarezza il Garante tra le persone ineleggibili.

Chiediamo quindi le immediate dimissioni di Massimo Pagani dal suo ruolo di garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Chiediamo inoltre di essere ascoltati dal Presidente del Consiglio Regionale, affinchè in futuro nella nomina di una figura di garanzia così importante prevalgano gli interessi degli under 18.

Lega, Maroni e Grande Nord spine nel fianco

Qualcuno pensava che alla fine si sarebbe allineato senza troppe storie, ma Roberto Maroni non è Umberto Bossi. Non ha procedimenti gravi a carico (qualcosa sì legato a Expo, ma poca roba per uno che è stato ministro degli Interni) nè una lunga storia di famiglia da farsi perdonare. Diamanti in Tanzania compresi. Maroni è un vecchio democristiano che nei Palazzi ha molti amici e non presentarsi alla manifestazione in Duomo organizzata dai Salviniani è un messaggio chiaro. Lui non farà una guerra apertamente, ma non offrirà il suo sostegno né tanto meno i suoi voti che invece è probabile che confluiscano su Grande Nord. La formazione di fuoriusciti leghisti sembrava avere poche speranze e inizialmente è stata snobbata dalla stampa, però è riuscita a raccogliere le firme per presentarsi in molti collegi. Segno che una base c’è. L’odore di Maroni sembra vicino: l’ormai ex governatore lombardo era quello che aveva organizzato la resistenza interna a Bossi proprio con il movimento dei “Barbari sognanti”. Un pezzo della Lega Nord che si proponeva come più “puro” e che per un attimo sembrava aver preso il controllo del partito autonomista dopo la rivoluzione delle scope, il momento in cui la Lega Nord cadde in basso insieme al cerchio magico bossiano e si provò a ripulirla dall’interno. Poi però arrivò Salvini che scippò abilmente il partito ai barbari sognanti trasformandolo in un partito nazionalista e tingendolo di una mano di nero.

Ora sembra che Maroni non abbia intenzione di mettersi proprio di traverso, ma sicuramente non appoggia Salvini. Se davvero i suoi fedelissimi stanno lavorando per Grande Nord, la nuova Lega rischia seriamente di prendere una bastonata alle elezioni dove dovrebbe essere più forte. Già alle comunali milanesi ci si aspettava il botto in termini percentuali e invece fu Forza Italia a raggiungere il 20 per cento dei consensi. E Grande Nord non era ancora arrivata. Inoltre se c’è un posto in cui Salvini è detestato è proprio Milano, città tradizionalmente allergica a un certo modo di politica. Non a caso anche i grillini hanno sempre avuto percentuali risicate. Se anche parte dei leghisti nel segreto dell’urna voteranno chi ha ancora in testa l’autonomia e magari l’indipendenza della Padania, Salvini potrebbe vedere i sorci verdi.