Dopo mesi la macchina è immersa in un caos immobile

Sono passati mesi, ma la macchina di Regione Lombardia ancora non è partita. Progetti al palo, bandi per il personale elaborati male o in maniera confusa. Polemiche politiche più che azioni pratiche. Attilio da Varese forse non ha i mezzi per gestire un ente così vasto e complesso, forse ha solo bisogno di più tempo per adattarsi. Alcuni riconducono il caos immobile alla gestione di Roberto Maroni: le sue cosìdette innovazioni sarebbero le responsabili del pateracchio attuale. A sostegno di queste voci bisogna ricordare la triste fine dell’autorità anti corruzione rivelatasi inutile e con degli arresti tra i dirigenti che le avevano scritto le linee guida anticorruzione. I processi all’ex governatore lombardo sono stati solo un piccolo segno di una gestione grossolana dei grandi temi di cui si occupa Regione Lombardia: finì infatti nei guai per un viaggio a spese pubbliche di una sua storica collaboratrice. Un gesto che definire grossolano è il minimo: almeno il sindaco Giuseppe Sala si sta vivendo le pesanti accuse con una certa leggerezza, ma visto che sono accuse di aver truccato gli appalti base dell’Expo 2015 può sempre rispondere di aver forzato le regole per un grande risultato. Si presenta dunque un grande uomo, “troppo grande per la Repubblica” citando un vecchio film con Gassmann. Maroni no, nei guai per la segretaria. Piccola storia per un uomo forse meno grande di quanto lui stesso percepisca. Starà ad Attilio Fontana dimostrare di essere abbastanza bravo da trovare l’uscita giusta dalla palude di questo caos immobile.

La guerra delle regioni include Sicilia e Lazio

Le avevamo sentite. Ma per ora le avvisaglie dell’aria gelida che tira nella maggioranza che dovrebbe governare Regione Lombardia sono ignorate dai grandi giornali. Eppure ecco un’altra prova: Attilio Fontana e Roberto Maroni si sono ufficialmente passati le consegne, ma nessun ‘big’ di Forza Italia era presente. Tanti leghisti, giustamente felici del risultato elettorale, ma nessun forzista di peso. L’ex sindaco di Varese inizia dunque con un altro schiaffo la sua carriera da governatore lombardo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala (per gli amici Beppe) lo ha già preso per i fondelli. Adesso una parte consistente della maggioranza lo ignora. Non deve essere facile, ma può consolarsi: l’effetto delle tensioni romane si sente anche in altre regioni come la Sicilia. Il suo collega Nello Musumeci è stato appena messo in minoranza e ha chiarito di non aver problemi a tornare alle elezioni. La sua maggioranza traballa visto il successo clamoroso del Movimento 5 Stelle nel centro Sud, ma lui non è un giunco come Fontana. E poi viene dichiaratamente da Destra, con una lunga e consolidata storia politica alle spalle. Fontana per le elezioni si è tagliato la barba proprio per cambiare il proprio volto, non solo in senso fisico. Resta il fatto che due delle regioni più importanti del Paese siano bloccate dalle sfide romane, per altro chi potrebbe escludere una maggioranza Lega-5 Stelle anche in Lombardia dove comunque i grillini hanno preso oltre il 20 per cento? Per Berlusconi sarebbe il collasso definitivo. Per Salvini l’ascesa al trono. Intanto però continua la guerra di logoramento dei leader regionali, come hanno capito anche i dalemiani di LeU: non a caso hanno tolto l’appoggio a Nicola Zingaretti, l’unica notizia felice del centro-sinistra alle ultime elezioni. Ma si sa che D’Alema pur di conservare il proprio potere è disposto a veder morire chiunque, quindi si è buttato anche lui verso il gioco dell’ammazza governatore.