Tatarella: dai Sardone molla il colpo

La corrente Bestetti, Tatarella, Altitonante torna a farsi sentire. Dopo l’intervento di Marco Bestetti sul profilo Facebook di Bruno Dapei ecco prendere di punta la questione Sardone anche Tatarella. E’ uno dei giovani trombati all’ultimo giro, non a caso il vecchio squalo Altitonante avendo sentito puzza di bruciato ha preferito ricandidarsi in regione e non per il parlamento dove ha lasciato correre Tatarella. Pietro il bravo ragazzo si è sacrificato e ero interviene per sedare la questione Sardone, anche perché un rimescolamento delle carte in giunta potrebbe causare dei danni proprio ad Altitonante che è riuscito ad avere un sottosegretariato pesante come quello alle aree Expo. Zero soldi, ma un tema importante che permette di restare sotto i riflettori all’occorenza. Ecco dunque che Pietro il bravo ragazzo prende di punta la questione raccontando di come lui stesso sia stato maltrattato dal partito. Invece di essere solidale il messaggio è: visto che funziona così, rassegnati pure tu.

Nel 2016 presi 5512 preferenze in Consiglio Comunale. Un risultato stratosferico che mi rende ancora oggi orgoglioso per la dimostrazione di affetto e di stima ricevuta. Terzo dietro solo a big nazionali come Gelmini e Salvini. Poi il Parlamento vota una legge elettorale con i collegi uninominali e uno di questi sembrava cucito su misura per me: il collegio di Baggio, il mio quartiere! Il Partito mi aveva prospettato una candidatura per la Camera dei Deputati proprio in quel collegio. La candidatura non arrivò o meglio arrivò una candidatura di servizio in una posizione ineleggibile sulla lista proporzionale. Il giorno della chiusura delle liste fu un giorno molto brutto per me perché ero e sono tutt’ora convinto che avrei meritato quel posto. Delusione e rabbia presero il sopravvento, ma poi ho pensato in questi 13 anni di militanza politica a quante volte ho visto scelte non sempre logiche che hanno penalizzato tanti colleghi e mi sono detto che vale comunque la pena andare avanti e imparare anche dalle delusioni. In fondo credo sia corretto e umano avere ambizioni personali anche in politica, ma non possiamo pensare che tutto si riduca a questo perché si corre il rischio di dimenticare il vero valore della Politica e il concetto di bene comune! Silvia Sardone capisco bene la tua delusione e so perfettamente come ti senti, ma ora è il momento di mettere un punto e andare a capo.

Difficile però che la bionda terribile accetti il consiglio, in questi anni si è formata battendo i marciapiedi. Il carattere si è indurito e ora con i voti pure la fiducia in sè stessa.

Caso Sardone, la bionda non molla ma Forza Italia risponde

Silvia Sardone non molla. Ogni giorno diffonde un comunicato per ribadire di essere stata maltrattata dal suo partito, oggi è uscita con questa dichiarazione:

“Non ho ancora ricevuto alcuna motivazione per la mia esclusione dalla giunta regionale all’ultimo minuto – commenta Silvia Sardone, consigliere regionale di Forza Italia. Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto. Da giorni chiedo, invano, delle motivazioni dietro allo schiaffo alla meritocrazia e a migliaia di elettori. Credo sia importante che un partito che fu grande provi a spiegare il perchè continui, in maniera assurda, a proseguire la strada del declino, voluta da alcuni personaggi che da anni fanno scelte senza consenso personale, senza aver mai fatto un gazebo o conoscere minimamente il territorio e le esigenze dei cittadini.”

Qualcuno però inizia a risponderle come Bruno Dapei, ex presidente del consiglio provinciale, che è intervenuto con un post su facebook.

Nei commenti sono intervenuti sia sostenitori della Sardone, che di Pietro Tatarella come Marco Bestetti. Intanto il partito va avanti:

Gianluca Comazzi è stato eletto all’unanimità per acclamazione capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale della Lombardia durante una riunione a cui non ha partecipato Silvia Sardone, in polemica con la decisione del partito di escluderla dalla giunta all’ultimo momento. Sempre nella stessa riunione, “il gruppo ha candidato Alessandro Fermi alla presidenza del Consiglio Regionale che secondo gli accordi di maggioranza spetta a Forza Italia” sottolinea una nota del partito, aggiungendo che l’assessore Giulio Gallera è stato designato come capodelegazione in giunta. “Di fronte a un partito che non valorizza il merito, che è schiavo di scelte oscure dei cortigiani di Arcore e penalizza chi si impegna sul territorio – ha osservato Sardone -, mi sembrava superfluo partecipare a un contesto dove le scelte sono, di fatto, già prese dall’alto e imposte. Quella di questa mattina era una riunione inutile, per il partito facciamo la parte dei passacarte che ratificano le decisioni calate dall’alto”. Secondo la parlamentare Stefania Craxi, invece, quella di Comazzi “è un’ottima scelta”. Si tratta infatti “di un giovane che in questi anni ha guidato con determinazione ed intelligenza l’opposizione a Palazzo Marino e che ben rappresenta il mix tra esperienza, merito e novità che Forza Italia deve proporre”. “Da oggi – ha concluso Comazzi – si comincia a lavorare per raggiungere tutti gli obiettivi che il centrodestra unito si è prefissato: a partire dall’esenzione del pagamento della retta degli asili nido, che coinvolgerà sempre più famiglie”

Il caso Sardone scuote ancora Forza Italia

Nelle interviste Silvia Sardone si è dichiarata disponibile a restare in Forza Italia, ma ha chiesto spiegazioni. Ora scende in campo anche Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni e marito della neo consigliera regionale. La decisione di non nominarla assessore sembra partita proprio dal partito di Silvio Berlusconi. Parrebbe un paradosso, ma un vecchio adagio di Forza Italia è “qui si muore di fuoco amico”, perché le carriere di solito sono terminate per gli attacchi di qualche compagno di partito. Raramente per quelli esterni. Adesso si ripete la storia su Sardone, ma lei oltre ad avere 11mila voti è anche la moglie di Di Stefano che è riuscito nel piccolo grande miracolo di strappare Sesto alla sinistra. E la roccaforte rossa è caduta anche per merito dell’impegno di entrambi i coniugi.
“Una decisione incomprensibile. Peggio del miglior Tafazzi. Una sberla in faccia a chi, come me e molti altri volti nuovi di Forza Italia, si impegnano e lavorano per cercare di evitare che il nostro movimento continui a perdere consenso. Quando abbiamo conquistato la Stalingrado d’Italia, dopo oltre 70 anni ininterrotti di governo di sinistra, in tanti si erano affrettati a salire sul carro del vincitore. Invece oggi Silvia Sardone, che tanto ha lavorato con me per quella vittoria e in questi anni nelle periferie di Milano, viene punita a discapito del merito, nonostante gli 11 mila voti presi alle elezioni regionali ”.
Così, a mente fredda, Roberto di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, interviene sull’esclusione di Silvia Sardone dalla Giunta regionale lombarda da parte di Forza Italia che domani mattina si riunirà con gli eletti in Consiglio regionale per individuare i nuovi assetti e chi andrà a ricoprire le cariche di Presidente del Consiglio e capogruppo..
“Condivido pienamente – conclude Di Stefano – l’analisi del governatore della Liguria, Giovanni Toti, e dico che se Forza Italia non abbandonerà un modo di ragionare basato sull’escludere chi ha consenso sul territorio rischia l’estinzione. Sono inoltre d’accordo con l’euro parlamentare Lara Comi che con un tweet odierno esprime la necessità per Forza Italia, esprimendo vicinanza a Silvia Sardone, di ripartire dal territorio, da persone che rispondano sempre agli elettori e ai cittadini. Credo non sia più possibile vedere un partito che favorisce i nominati e mette da parte chi da anni lavora sul territorio con ottimi risultati”

Fontana e l’imbarazzo di Forza Italia per il caso Sardone

Forza Italia si autosilura e il neo presidente Attilio Fontana subisce. Il governatore lombardo deve infatti subire il primo attacco per colpa dei suoi stessi alleati: forte del sostegno di una Lega forte come non mai, sta assorbendo i colpi che arrivano dalla grande esclusa Silvia Sardone. La bionda che era riuscita a farsi notare dallo stesso Silvio Berlusconi quando era una semplice consigliera di zona ha preso 11mila preferenze. La donna più votata delle regionali e la seconda candidata più votata in assoluto dopo Giulio Gallera però non ha un posto in giunta. In un’intervista rilasciata ad Alberto Giannoni del Giornale, Sardone si dichiara delusa, ma non abbastanza per rompere del tutto con il suo partito di riferimento. Nel finale però apre uno spiraglio a possibili addii. A differenza di Viviana Beccalossi, fuoriuscita da Fratelli d’Italia subito dopo essere stata eletta, Sardone si è fidata del partito e delle ricostruzioni giornalistiche. Non sapeva però che i suoi nemici interni erano ben peggiori di quelli esterni: pare infatti che sia stato il suo stesso partito a rinunciare ad un assessorato pur di non vedere Sardone in una posizione di rilievo. Una decisione che pare assurda, soprattutto visto il non brillante risultato raccolto alle elezioni nazionali. Eppure è successo, forse proprio per il clamoroso risultato: con quei voti si può persino diventare parlamentare europeo. La paura dei suoi colleghi di trovarsela tra i papabili per un ministero al prossimo giro ha fatto più di novanta e si è optato per essere più deboli nella nuova giunta. Attilio Fontana l’avrebbe anche avuta volentieri in squadra, ma ha dovuto piegarsi alla surreale richiesta dei suoi stessi alleati. Ora Sardone ha poche scelte: o subire lo smacco senza reagire, oppure dirigersi verso altri lidi basandosi sulla certezza che i voti li ha presi sul territorio e non con la bandiera di partito. La Lega salviniana sarebbe ben lieta di accoglierla visto che i suoi candidati non hanno preso nemmeno lontanamente quei voti, oltrettutto Sardone non ha avuto un budget alto come quello di molti suoi colleghi, discorso che alla Lega nei guai economici di questi tempi potrebbe interessare molto: con pochi soldi porta tanti voti, se il partito non ha soldi è la candidata ideale. Per una formazione poi in cui le donne di peso scarseggiano. C’è anche l’opzione Fratelli d’Italia che sarebbe anche più consona a parte del gruppo sardoniano, ma adesso la tigrotta del quartiere Adriano è ferita e non è detto che ragioni con freddezza calcolatrice. Attilio da Varese intanto subisce.

Fontana ce la fa: ufficializzata la giunta, Sardone esclusa

Non ci credeva quasi nessuno, così come nessuno sembra averci preso con le previsioni. Deleghe, nomi e posizioni sono molto diversi da quelli scritti dai giornali. Eppure il dato resta Attilio da Varese ha chiuso la giunta prima di Pasqua. C’è chi è proprio rimasto fuori e chi invece ha deleghe diverse dal previsto, la squadra però è pronta:

Confermati Fabrizio Sala (Fi) con
delega a Ricerca, Innovazione e Università che resta anche vicepresidente e
Giulio Gallera (Fi) al Welfare, già in giunta con Maroni. Gli altri due
rappresentanti di Forza Italia della nuova Giunta sono invece Melania Rizzoli
con delega a Lavoro e Istruzione e Alessandro Mattinzoli allo Sviluppo
economico. Gli 8 assessori leghisti sono Davide Caparini, al Bilancio,
Stefano Bolognini, alle Politiche sociali, Casa e Disabilità, Massimo
Sertori alla Montagna ed Enti Locali, Pietro Foroni, al Territorio e
Protezione Civile, Claudia Terzi a Infrastrutture e Trasporti, Silvia Piani
alle Politiche per le famiglie, Genitorialita’ e Pari Opportunità, Fabio
Rolfi all’Agricoltura e Martina Cambiaghi a Sport e Giovani. Compleatano la
Giunta Riccardo De Corato (Fdi) alla Sicurezza, Lara Magoni (Fdi) a Turismo e
Marketing Territoriale, Stefano Bruno Galli (Lista Fontana) all’Autonomia e
Cultura e Raffaele Cattaneo (Nci) all’ambiente.

Qualcuno intanto ne approfitta subito e affonda il dito nella piaga di chi è rimasto con le pive nel sacco:

“Sono sconcertata dalla esclusione di Silvia
Sardone nella giunta regionale e sono ancora più inorridita dal fatto che su
20 posizioni, 16 da assessore e 4 da sottosegretario, non ci sia stata
nemmeno la capacità di avere un numero di donne maggiore, visto che
c’erano”. Così Carmela Rozza, neoeletta per il Pd in consiglio regionale.
“Colpisce l’incapacità di trovare un equilibrio fra uomini e donne e che a
Silvia Sardone non sia stato riconosciuto un ruolo in giunta”, dice Rozza.

La guerra delle regioni include Sicilia e Lazio

Le avevamo sentite. Ma per ora le avvisaglie dell’aria gelida che tira nella maggioranza che dovrebbe governare Regione Lombardia sono ignorate dai grandi giornali. Eppure ecco un’altra prova: Attilio Fontana e Roberto Maroni si sono ufficialmente passati le consegne, ma nessun ‘big’ di Forza Italia era presente. Tanti leghisti, giustamente felici del risultato elettorale, ma nessun forzista di peso. L’ex sindaco di Varese inizia dunque con un altro schiaffo la sua carriera da governatore lombardo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala (per gli amici Beppe) lo ha già preso per i fondelli. Adesso una parte consistente della maggioranza lo ignora. Non deve essere facile, ma può consolarsi: l’effetto delle tensioni romane si sente anche in altre regioni come la Sicilia. Il suo collega Nello Musumeci è stato appena messo in minoranza e ha chiarito di non aver problemi a tornare alle elezioni. La sua maggioranza traballa visto il successo clamoroso del Movimento 5 Stelle nel centro Sud, ma lui non è un giunco come Fontana. E poi viene dichiaratamente da Destra, con una lunga e consolidata storia politica alle spalle. Fontana per le elezioni si è tagliato la barba proprio per cambiare il proprio volto, non solo in senso fisico. Resta il fatto che due delle regioni più importanti del Paese siano bloccate dalle sfide romane, per altro chi potrebbe escludere una maggioranza Lega-5 Stelle anche in Lombardia dove comunque i grillini hanno preso oltre il 20 per cento? Per Berlusconi sarebbe il collasso definitivo. Per Salvini l’ascesa al trono. Intanto però continua la guerra di logoramento dei leader regionali, come hanno capito anche i dalemiani di LeU: non a caso hanno tolto l’appoggio a Nicola Zingaretti, l’unica notizia felice del centro-sinistra alle ultime elezioni. Ma si sa che D’Alema pur di conservare il proprio potere è disposto a veder morire chiunque, quindi si è buttato anche lui verso il gioco dell’ammazza governatore.

Seggi a rischio, il Corriere se ne accorge

Se ne accorge anche il Corriere delle Sera. La questione dei voti mancanti sta mettendo in agitazione la corsa alle poltrone perché non tutti sono sicuri di aver davvero assicurato il futuro. Oggi come oggi la lista è quella uscita dopo pochi giorni, ma in molti hanno un problema reale: se saltassero all’ultimo non avrebbero più dove andare. Diversi politici non hanno infatti reali competenze, o non hanno mai lavorato veramente. Dunque se restano senza poltrona diventerebbero disoccupati senza titoli e prima dei prossimi giri elettorali (per le europee ci vogliono migliaia di voti) ne passerà di tempo.

regioneSenesi

Intanto prosegue la guerra degli assessorati: la minaccia attuale è di ridurre a 14 i membri della giunta. Due posti in meno non sono pochi, soprattutto se è vero che la Lega ne vuole otto. Gli alleati, tra cui i forzisti come Giulio Gallera e Silvia Sardone, hanno preso decine di migliaia di voti e non possono essere ignorati. Allo stesso tempo la rilevanza della Lega come gruppo è indiscutibile, ma non bisogna dimenticare gli alleati come Fratelli d’Italia e i cespugli. Sei posti non sono pochi, ma sempre meno di otto. Questo non può fare altro che acuire ancora le tensioni.

Elezioni, iniziata la guerra degli assessorati

Gli assessorati sono importanti, per questo giornaletti e giornaloni hanno iniziato la guerra per piazzare i propri favoriti. Più di molti altri posti, perché chi controlla quelli ‘pesanti’ può puntare molto in alto: Regione Lombardia ha un bilancio di poco meno di 30 miliardi di euro. La gran parte è concentrata sulle spese per la Sanità, sancendo così il ruolo di vicepresidente reale per chi ricopre la carica di assessore alla Sanità. Il vicepresidente ufficiale non ha un peso reale, almeno di solito: serve più che altro a bilanciare il gioco di pesi e contrappesi tra le varie componenti della coalizione vittoriosa. I rumors dicono che Giulio Gallera è pronto al bis: dovrebbe tornare alla Sanità, ma qualcuno suggerisce che preferirebbe un altro ruolo, ma ci torneremo.

Per adesso il Corriere ha attaccato Silvia Sardone, record woman di Forza Italia: nessuno si aspettava che arrivasse a poche centinaia di voti da Giulio Gallera, il più votato in assoluto a questo giro. Essendo lanciata verso un assessorato (Formazione e Lavoro) con poco budget, ma con il tesoro dei corsi di formazione (da sempre bacino di voti immenso a livello regionale) si è fatta molti nemici. E qualcuno con dei buoni amici al Corriere della Sera. Via Solferino ha tirato fuori uno dei più clamorosi scivoloni della bionda terribile di Forza Italia: quando era alla guida di Afol, azienda proprio di formazione e lavoro, fu accusata di aver causato un danno erariale alla società. I procedimenti civili e penali hanno stabilito che lei era estranea alle responsabilità della vicenda, per questo Sardone ostenta serenità: il procedimento è tornato al disonore delle cronache per un provvedimento della Corte dei Conti che ha chiesto alla bionda terribile di produrre la documentazione relativa alla vicenda. “Un atto dovuto” ha commentato lei. La palla poi non è stata raccolta da altre testate, ma ha segnato la corsa agli assessorati. Qualche nemico interno ha passato la velina, ora bisognerà vedere se l’attacco sarà servito. E se sarà l’ultimo, la guerra degli assessorati è appena incominciata.