Seggi a rischio, il Corriere se ne accorge

Se ne accorge anche il Corriere delle Sera. La questione dei voti mancanti sta mettendo in agitazione la corsa alle poltrone perché non tutti sono sicuri di aver davvero assicurato il futuro. Oggi come oggi la lista è quella uscita dopo pochi giorni, ma in molti hanno un problema reale: se saltassero all’ultimo non avrebbero più dove andare. Diversi politici non hanno infatti reali competenze, o non hanno mai lavorato veramente. Dunque se restano senza poltrona diventerebbero disoccupati senza titoli e prima dei prossimi giri elettorali (per le europee ci vogliono migliaia di voti) ne passerà di tempo.

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Intanto prosegue la guerra degli assessorati: la minaccia attuale è di ridurre a 14 i membri della giunta. Due posti in meno non sono pochi, soprattutto se è vero che la Lega ne vuole otto. Gli alleati, tra cui i forzisti come Giulio Gallera e Silvia Sardone, hanno preso decine di migliaia di voti e non possono essere ignorati. Allo stesso tempo la rilevanza della Lega come gruppo è indiscutibile, ma non bisogna dimenticare gli alleati come Fratelli d’Italia e i cespugli. Sei posti non sono pochi, ma sempre meno di otto. Questo non può fare altro che acuire ancora le tensioni.

Se ne accorgono anche i giornali: Lega a rischio scissione

Fino ad ora sembrava fantapolitica, invece la scissione delle Lega sbarca sui giornali nazionali.

In fondo una scissione c’è già stata: tra la Lega e il Nord, almeno nel simbolo. Era uno dei partiti più antichi d’Italia, quindi era forse inevitabile che cambiasse nome come gli altri. L’originalità della coerenza non sembrava un disvalore, ma per i piani nazionali di Matteo Salvini tutto andava bene.

La scommessa di Matteo il Verde tra l’altro ha premiato eccome: in una mossa ha smacchiato il Giaguaro Berlusconi più di tutti i ‘sinistri’ del Paese. E la Lega per la prima volta è il primo partito della coalizione di centro destra, ma i problemi veri iniziano ora: un conto è soffiare sull’insicurezza legata a un’immigrazione incontrollata, un conto destreggiarsi nei palazzi della politica. Umberto Bossi ha dimostrato di non essere uno sprovveduto, ma è stato assorbito insieme alla prima onda di leghisti che volevano addirittura fare la rivoluzione nordica con le armi. Poi è arrivato Grillo, ma anche lui e i suoi che dovevano spaccare tutto si sono normalizzati. Di Maio gira in doppio petto felice di aver svangato un’esistenza in un modo che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Si parla di responsabilità dalle parti del Movimento 5 Stelle. La decadenza di Roma procede da migliaia di anni, non esiste nemico che possa vincerla.

Ora tocca a Salvini, che però deve anche affrontare la resistenza interna. Altro aspetto endemico in un grande partito. La scissione dalle proprie radici nordiche non è ancora stata digerita da molti leghisti. Inoltre il Nord è governato insieme proprio a Forza Italia, un fattore di forza che gli avversari dei salviniani come Roberto Maroni stanno cercando di far pesare per frenare l’aspirante premier. “Se esageri, possiamo far saltare le regioni” questo il messaggio di Arcore and friends. Salvini però non è uno che si lascia sottomettere, al massimo finge di cedere per poi sferrare colpi mortali come le mantidi. Per ora però lo spettro scissione ritorna e nessuno sembra dispiacersi, in fondo a Forza Italia basta che i non allineati portino via a Salvini un tre-quattro per cento. Ma ci riuscirebbero davvero?